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Le ragioni che hanno portato ISFAV all’insegnamento della Camera Oscura 

 

L’insegnamento della Camera Oscura all’interno del percorso ISFAV, e quindi di fotografia analogica, nel pieno dell’era della fotografia digitale, sembra a prima vista un qualcosa di anacronistico. La domanda che ne consegue è se la fotografia analogica ha ancora un suo posto nel mondo della comunicazione visiva.
La risposta è si, ma non solo, la fotografia analogica sta vivendo una sua seconda giovinezza, soprattutto in ambiti professionali ma anche amatoriali.

Cosa significa di preciso studiare Camera Oscura oggi?

Significa apprendere le basi, i fondamenti della fotografia analogica, conoscere i materiali e le loro caratteristiche che sono poi le basi di tutta la fotografia, anche quella digitale che, appunto, parte dall’esperienza analogica.

Significa conoscere anche la storia dei procedimenti fotografici e delle innovazioni che questi hanno portato anche nella vita sociale, basti pensare all’introduzione delle fotocamere a pellicola dalla Kodak proposte nel 1888 con la prima fotocamera destinata ad essere usata anche da non professionisti. Fu una vera rivoluzione, da quel momento in poi l’approccio alla fotografia era cambiato per sempre, tutti ne avevano accesso

 

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In un’era in cui tutto è digitale, in cui tutto si riduce all’esperienza della tastiera del computer, dove tutte le immagini acquisite ed elaborate svaniscono una volta spento il computer, la camera oscura regala ancora l’emozione dell’immagine che lentamente si forma nella bacinella di sviluppo, emozioni date anche dall’esperienza sensoriale oltre che visiva, anche tattile.
La riproducibilità di infiniti toni di grigio, applicando il sistema zonale, codificato da Ansel Adams, in ripresa e in fase di sviluppo poi,  assieme all’esperienza della stampa appena prodotta e manipolata, sono momenti che devono essere vissuti appieno da uno studente di fotografia, che devono fare parte integrante della sua formazione professionale. Indipendentemente dal fatto che utilizzi o no la tecnica analogica.

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E’ significativo il fatto che  Sebastiao Salgado nell’intraprendere il suo progetto “Genesi” abbia attraversato tutto il periodo di transizione dall’analogico al digitale iniziando le riprese, diversi anni fa, con i materiali analogici per completarlo con riprese  digitali.

 

Ebbene S. Salgado nella postproduzione del suo lavoro ha avuto come sua maggiore preoccupazione che la riproduzione delle immagini in bianco e nero riprese in digitale, fossero più simili a quelle riprese in pellicola, partendo dal fatto essenziale che il progetto era stato “pensato” in analogico.

Ma i materiali analogici non sono solo in bianco e nero, ma anche a colori e non sono pochi i grandi fotografi contemporanei che scelgono sistemi di ripresa “ibridi” digitale/analogico o analogico/digitale, pensiamo alle atmosfere rarefatte di Erwin Olaf, fotografo olandese, o i paesaggi visionari ed onirici asiatici di “Neontigers” di Peter Bialobrzeski, fotografo tedesco.

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L’esperienza e le emozioni dati dall’Insegnamento della Camera Oscura all’interno del percorso ISFAV non diventano quindi solo un patrimonio acquisito, ma anche una valida alternativa professionale, un ulteriore mezzo di espressione da utilizzare al servizio della creatività del fotografo professionale o artista. Sempre più fotografi sono tornati alle loro radici almeno per usare la fotografia analogica nei loro lavori di ricerca personale e di sicuro la fotografia analogica non è morta ed è qui per rimanere.